|
2 dicembre 2009
lo viatge
Lei, ovviamente non capisce, non comprende
proprio. Perchè ogni volta che l'accompagno a casa, in quella casa che
la ospita temporaneamente per me popolata di affetti e di dolori,
ricordi e imbarazzi mi muovo con la sua macchina e me ne vado al freddo
con il bus. Non comprende che comincio ogni volta un viaggio, sono
trenta minuti di viaggio, in me, nella mia terra, tra la gente che la
popola. Certo rifiuterebbe la commistione con la povera gente che usa i
mezzi pubblici; non manca nessuno, puttane ubriacate per affrontare una
terribile notte di disgusto ed umiliazioni, al gelo diell'inverno,
trans che completano tra uno scrollone e l'altro una trasformazione
tanto temporanea quanto teatrale, quasi la replica di una parvenza di
vita, camerieri che tornano a casa dopo sedici ore di lavoro, bianchi
come le tovaglie che hanno appena rassettato, nordafricani che annegano
nella birra la solitudine imposta da un esilio forzato.
L'odore che assale, il calore e l'umidità avvolgono e comprimono il
freddo accumulato nell'attesa, ma non lo cancellano spingendolo fin
dentro al cuore, pronto a riesplodere non appena ti allontani da quel
calore tipo betlemme così nauseabondo eppure così necessario per
ridurre il mio snobbismo estremo a una dimensione accettabile. Viaggio
dentro me, sotto questi otto neon tremolanti e fiochi, con la musica in
un orecchio solo a scrutare cosa mi gira intorno ed è in una curva che
il pulman affronta troppo stretta e il camion proveniente in direzione
opposta troppo larga che il metallo delle carrozzerie si incontra, si
deforma, modifica le traiettorie e le masse metalliche si compenetrano
e tutto il vetro che mi circonda esplode nella torsione e finiamo la
corsa ribaltandoci più volte fino a piombare sulla scogliera
sottostante. Mi capita di immaginare, di sognare ad occhi aperti le
conseguenze di un pensiero che mi sfiora per un la durata infinesimale
di un pensiero di cosa accadrebbe se. Il libro che ho nell'imbottitura
del giubbotto mi richiama l'attenzione, parla di un viaggio, un viaggio
reale di mercanti per gli africani, un viaggio nella mente per gli
europei, un viaggio che ho affrontato anni fa e che ora mi piace
rivedere con gli occhi di un africano; è un gioco terminare il capitolo
in coincidenza della mia fermata, ma lo rileggerò perchè la fretta non
mi ha fatto capire niente. La fermata invece è quella, il viaggio è
terminato e io mi sento un po' più ricco, anche se Lei non mi capisce,
ma siamo adulti, ciascuno pensa per sè, senza retorica ma con tanto
tanto affetto.
| inviato da olaf il 2/12/2009 alle 23:40 | |
19 novembre 2009
a Leo
Questa sera ha dato senso compiuto al termine disperazione. Mi ha fatto
capire senza mezzi termini cosa significhi perdere la speranza,
disperare. Anche l'ultimo tenue legame è stato reciso, non ci vedremo
più. Ringrazio il mio pessimismo di avermi messo al riparo il più
possibile da questo enorme dolore, di avermi obbligato per anni a non
pensarti: e infatti gli unici pensieri che mi tornano in mente,
dolorosi come i graffi su un vinile sono le poche volte che ti ho
reincontrato, che ti ho amato, che confondevi il mio nome.... Dio, fa
male! molto! e devo andare avanti, e lasciare andare avanti gli altri.
Ti ho accolto, ti ho amato come ho potuto, ti ho accettato... ora è
tutto finito. Sei inconsapevole, tutto ciò non ti riguarda, tu devi
solo essere protetto, e scomparire è l'unico modo in cui posso aiutarti
sperando che chi ti è vicino sia pro te.
A mio figlio anche se non ti sono padre, buon vento. Ti amo.
| inviato da olaf il 19/11/2009 alle 1:32 | |
14 agosto 2009
Ss1
Apro il gas, con moderazione, gradualmente e l'aria mi colpisce sul petto, l'intensità cresce con la velocità. La strada è sempre la stessa, da anni, secoli, millenni, ma per me ovviamente solo anni. E la conosco in ogni suo anfratto, in ogni scalino dell'asfalto, ma ora è diversa. Scorre, non so come definirlo diversamente, scorre sotto le mie ruote, rapida e sicura, e le automobili lente e titubanti dei turisti non sono ostacoli, ma solo piccole deviazioni senza importanza da una traiettoria che ha un qualcosa di ineluttabile. Ineluttabile come la libertà che mi insegue e raggiunge e investe. Come da giovane. la sensazione di libertà totale e indispensabile di viaggiare, ora cosa impensabile, senza casco con il vento, banale, quanto banale, tra i capelli, tra le dita nelle maniche della camicia. I pensieri si muovono, rapidi, scintille, schegge e mi chiedo come posso guidare, gustare la notte e pensare, e vorrei avere un riproduttore immediato di pensieri per riversarli immediatamente in uno scritto, in un post su un blog, perchè una volta messa la moto sul cavalletto i pensieri si dissolvono, si sciolgono e sbiadiscono e mi resta solo la sensazione di ciò che ho pensato, la sensazione della strada che ho percorso, il ricordo della notte che ho attraversato. Ma il sogno deve ancora incominciare, il sogno segue il sonno, non lo precede. E' uno sproloquio senza senso compiuto, ma forse una sensazione, un lampo, quello sì, non può essere scritto, ma solo trasmesso... a chi coglie... a chi sogna... a chi vive con il vento in faccia e le onde nell'animo.
| inviato da olaf il 14/8/2009 alle 1:20 | |
28 marzo 2009
oggi certamente, domani chissà
Oggi mi sento deprecabile, parecchio. Perchè in venticinque anni di maturità non sono stato in grado di creare una famiglia Perchè non sono in grado di essere magro e affascinante Perchè il peso delle cose non concluse mi sovrasta Perchè il desiderio di fumare ancora si affaccia almeno dieci volte al giorno nella mia testa Perchè penso che non ci sarà mai un bambino che mi chiamerà papà Perchè non sono in grado di curare le mie cose Perchè non sono consapevole della fortuna che ho Perchè non ho più ideali e schernisco chi ancora ne ha, per invidia non per altro Perchè Perchè Perchè
| inviato da olaf il 28/3/2009 alle 23:28 | |
3 dicembre 2008
corollario
a volte l'entusiasmo può supplire alla mancanza di intelligenza.
| inviato da olaf il 3/12/2008 alle 23:14 | |
3 dicembre 2008
soffocotto
Più intelligente è la donna, migliore è il soffocotto!!! by Carlo
| inviato da olaf il 3/12/2008 alle 21:5 | |
2 dicembre 2008
Take on me
Lusinghe, chi ne farebbe a meno? Tutti siamo sensibili, le ricerchiamo,
ne abbiamo bisogno estremo; al mercato:" mi dia due etti di lusinghe",
"quanto me le mette quelle lusinghe?" "non mi sembrano molto fresche, è
sicuro che ste lusinghe siano veraci?" e così via ... C'è chi se le fa
incartare e le consuma poi in privato, chi invece le consuma subito;
alcune sono in confezione regalo, altre sono solo velate, ma comunque
nessuno sfugge al loro fascino. Ti nutrono l'ego, in alcuni obeso in
altri leggero e scattante, ma comunque sempre vorace di lusinghe, non
esiste l'anoressia di lusinghe, solo la bulimia di chi sazio fino a
scoppiare vomita complimenti su chiunque, indistintamente,
indifferentemente dalle reali doti. Ovviamente non sono immune, me ne
nutro e mi ci crogiolo, mi gusto proprio soprattutto quelle che ritengo
vere, indigeste quelle palesemente false. Oggi me ne sono concessa una
speciale, il cellulare non si è mosso, non ha proferito suono o sms per
tutta la giornata, la lusinga di aver finalmente fatto un po' di
pulizia, di aver eliminato chi racconta balle, almeno per oggi, almeno
per queste ventiquattro ore. Domani no, non sopporterò questo silenzio,
anche le lusinghe tossiche mi serviranno perchè comunque digerisco
tutto e quindi dovrò nutrirmi comunque, ma oggi la sensazione di essere
lontano, autonomo, autosufficiente, lusingato dal silenzio di chi mi
circonda... ditemi che posso farcela, di qualunque cosa si tratti, e
ditemelo con il silenzio.
Domani vedremo.
| inviato da olaf il 2/12/2008 alle 0:2 | |
14 novembre 2008
dopo il lavoro
E sono ancora qui, a percorrere il colle che divide il luogo dove abito
dal luogo dove lavoro, avanti e indietro per ducentoventi giorni
l'anno, in scooter con qualunque tempo o quasi. Di questa stagione
all'andata il sole spunta tra gli agavi e i pini marittimi e ferisce
gli occhi, costringe ad esercizi di memoria in ogni curva verso
sinistra, a una roulette russa con il tamponamento ad ogni coda. Il
ritorno è nel tramonto, tramonto che già ho descritto decine di volte,
ma che non smette mai di stupirmi; le frange delle nuvole strappate e
slabbrate dai venti in quota che si colorano di rosa aranciato, il sole
che tramonta dietro il capo e che lancia i suoi raggi d'oro a colpire
le nuvole accendendole di colore e proiettandone le ombre una
sull'altra. Colori che scivolano su altri colori in veloce metamorfosi,
tanto veloce quanto cala il sole, quanto soffia il vento, quanto posso
distrarmi dalla guida; veloce quindi come i miei pensieri che scivolano
l'uno dentro l'altro in sequenza logicamente caotica. E c'è la fretta,
l'attenzione, la prudenza e la gomma che scoda in curva, il sorpasso
azzardato e il mare sul quale mi affaccio, la curva a destra e le onde
da nordovest, quello davanti che illumina gli stop e le creste che si
imbiancano di spuma. Il cielo che sfiora il mare e i pescatori che lo
solcano, i due porti che cercano di raggiungersi e completare
l'abbraccio, lei che reclina il capo sulla mia spalla e che si
addormenta. Per lei che i ragionamenti sono lineari, dove uno e uno fa
due, e per me che uno e uno fa certamente uno e uno, oppure undici,
probabilmente due ma forse anche solo uno, oppure se le cose vanno bene
e siamo prolifici....
Rallentare, sorpassare con precauzione e il sole cala ancora, le nuvole
inscuriscono e lei è sempre più persa nel suo delirio di certezze e
controllo, ed io sempre più statico e impastato dal dubbio, accelerare
e i fanali sulle strade illuminano la città buia, dall'alto domino,
vedo tutto, ma nulla mi appartiene realmente, il cielo il vento il mare
e le onde gli ulivi e il sole, la luce, nulla. E lei è già dietro,
avanti un'altra macchina da sorpassare fino alla meta.
| inviato da olaf il 14/11/2008 alle 17:30 | |
12 settembre 2007
LIN
L'interruttore mantiene perfettamente fede al suo nome e la lampadina lentamente si spegne. Dallo scatto, al buio, pochi attimi, l'incandescenza del filamento si estingue dagli estremi al centro, non più falene o zanzare attirate dalla luce, quella luce. Altrove fari dissolvono il buio... altre storie, altri mondi.
| inviato da il 12/9/2007 alle 1:55 | |
13 maggio 2006
Danzo,ombra nascosta nel buio. Splendo, stella invisibile nel giorno. Piango, lacrima spofondata nel mare. Ci sono, ma stento a distinguermi.
| inviato da il 13/5/2006 alle 2:45 | |
|